Lunedì 16 marzo all’Osteria delle Rane Rosse di Settimo Milanese un numeroso gruppo di amici sportivi e appassionati di endurance si è ritrovato per la prima serata della serie Ol3Sport, organizzata da Dario Nardone di FCZ.it.

In questa prima serata, quattro atleti hanno raccontato le loro esperienze nella Marathon des Sables, la gara di ultratrail che si svolge ogni anno nel deserto del Sahara marocchino:

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Alessandro, Marco, Dario, Alice e Paolo all’Osteria delle Rane Rosse

  • Marco Olmo, 67enne campione di ultratrail, dal 1996 ha partecipato a 20 edizioni della MdS classificandosi terzo per tre volte
  • Paolo Zubani, “capitano” della squadra italiana alla Marathon des Sables, vero veterano della MdS con ben 27 partecipazioni consecutive
  • Alessandro Tomaiuolo, triatleta e Ironman, ha partecipato a due edizioni della Marathon des Sables
  • Alice Modignani, ha partecipato a diverse gare ultratrail nel deserto

Il racconto inizia inevitabilmente con la presentazione di questa gara, così speciale e diversa dagli altri ultratrail

 

Che cos’è la Marathon des Sables?

La Marathon des Sables (“Maratona delle Sabbie”) è una corsa a tappe, lunga 240 km che si svolge nel Sahara marocchino.

La gara di compone di 5 tappe in 6 giorni, più un’ultima tappa più breve che ha lo scopo di raccogliere fondi da devolvere in beneficenza ad UNICEF.

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Marathon des Sables

Le prime tre tappe sono lunghe da 30 a 40 km; la quarta è quella decisiva, lunga circa 100 km, infine la quinta è lunga esattamente 42 km come una maratona. La maggior parte degli atleti cammina quasi sempre: solo i professionisti riescono a correre.

La particolarità di questa gara è che i partecipanti devono percorrere tutta la gara in completa autosufficienza alimentare: questo significa portare con se uno zaino con tutto il cibo necessario per la settimana di corsa.

Gli atleti ricevono dall’organizzazione solo 9 litri di acqua al giorno, frazionata in rifornimenti di 1,5 litri alla volta; alla fine di ogni tappa, c’è un bivacco in campo tendato per la notte.

La gara si svolge nel mese di marzo, quando nel deserto la temperatura è di circa 28-30 gradi di giorno (ma di notte fa freddo!).

 

Perchè un ultratrail nel deserto?

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Marathon des Sables

Marco ha raccontato che la sua motivazione è sempre stato il desiderio di riscatto sociale: da ragazzo lavorava in miniera e si allenava nella corsa dopo il lavoro, e l’obiettivo delle sue prime partecipazioni era il risultato, per emergere rispetto agli altri atleti professionisti.

Alessandro ha ricordato di aver in televisione un servizio su questa gara, che ha acceso in lui una sorta di “richiamo ancestrale” per il deserto, dov’era già stato in moto e in macchina.

Alice aveva già partecipato a diverse gare ultratrail e nel deserto ed è stata invitata a partecipare in questa gara particolare e diversa dalle altre.

 

Come hai vissuto l’esordio?

Alessandro ha ricordato che, alla prima partecipazione, non sapeva che cosa aspettarsi, sopratutto per la gestione dell’autosufficienza.

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Marathon des Sables

Alice ha ricordato l’emozione e la preoccupazione prima della partenza. Il momento più difficile è stato durante la prima tappa, per la paura di non saper gestire le forze e i viveri per tutta la durata della gara; ma poi l’arrivo al campo l’ha fatta sentire come accolta da una “famiglia” che l’ha confortata.

La tappa più bella è stata quella lunga, perché alla fine della giornata, mentre ancora doveva correre decine di km, è arrivato il tramonto e ha corso di notte nel deserto.

Infine, la più grande emozione è stato al termine dell’ultima tappa, quando l’organizzatore Patrick Bouer ha abbracciato ad uno ad uno tutti i concorrenti e ha messo loro al collo la medaglia di finisher.

 

Come ci si prepara e che cosa si porta in zaino?

Marco ha sempre portato con sé in zaino farina di castagne e germe di grano da cucinare, parmigiano e liofilizzati per bambini, più comodi perché non occorre cucinarli.

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Marathon des Sables

Quasi tutti i partecipanti portano cibo liofilizzato, e per alcuni questa è la cosa più difficile da sopportare nella settimana di gara.

Alice ha raccontato che durante la gara non ci si lava, ma questo aspetto non è un problema, perché il deserto è molto asciutto. Ha conservato la maglietta bianca con cui ha corso, che alla fine era diventa color sabbia, e di tanto in tanto la riprende in mano per risentire l’odore dei deserto.

Alessandro ha spiegato che per lo zaino occorre trovare un compromesso: se vuoi più comodità (ovvero vestiario e cibo), lo zaino pesa di più e questo lo paghi in gara.

Per regolamento, nello zaino devono esserci obbligatoriamente il kit antiveleni, un set di pronto soccorso e un razzo segnalazione (ora sostituito dal segnalatore GPS); poi ognuno porta il cibo che vuole (ma non meno di 2.000 kCal per giorno), eventualmente il sacco a pelo o il tappetino per dormire, calze di ricambio, e per coprirsi dal freddo della sera molti usano una tuta bianca da imbianchino, perché è un capo semplice e leggero da trasportare.

Marco ha spiegato che la preparazione fisica è importante, ma non va sottovalutato lo zaino, che è “l’unica cosa che conta”.

 

Cosa ti ha insegnato questa gara?

Per Alessandro, l’esperienza che ha vissuto nella Marathon des Sables è andata oltre il semplice gesto di correre, e ha apprezzato il ritorno all’essenziale.

Anche per Alice, questa gara è stata un’esperienza di vita più che una semplice gara e, condividendo un’esperienza così intensa, i legami di amicizia che si sono creati sono molto profondi e duraturi.

 

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E ora, dopo i coinvolgenti racconti di Marco, Paolo, Alessandro e Alice, ecco alcune foto della serata e degli atleti in gara!

 

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