MARATONA DI REGGIO EMILIA – al via anche il #primaditutto team, 17 atleti malati di cancro o patologie croniche invalidanti.

Domenica  11 dicembre 2016 il Prima di tutto team correrà con 2 staffette la maratona di Reggio Emilia. Il team è formato da atleti patologici (oncologici, cardiopatici, disabili…) che da mesi si stanno allenando per affrontare questa grande sfida, seguiti dall’allenatore e riabilitatore cardiologico Gabriele Torcianti.

Perché la Maratona di Reggio Emilia?

La decisione di correre la maratona di Reggio Emilia nasce dall’obiettivo primario di dimostrare che lo sport può essere una valida terapia, sia per il corpo che per la mente, e che può essere di enorme beneficio nell’affrontare la malattia e la convalescenza che ne consegue. L’idea è nata da Giovanna Rossi, meglio conosciuta per il suo blog 46percento, mamma invalida di Reggio Emilia che ha iniziato a fare sport dopo due importanti interventi alla schiena.

“Ho cominciato a fare sport dopo il mio secondo  intervento. – racconta Giovanna Rossi, ideatrice del progetto – “Ho dovuto imparare di nuovo a camminare e la riabilitazione mi ha dato la spinta per non fermarmi. Ascoltavo il mio corpo e capivo che se lo tenevo attivo i dolori diminuivano e io potevo tornare ad avere una vita normale, anzi, per certi versi una vita migliore di prima. I medici mi avevano detto che non avrei più portato a casa la spesa da sola e non avrei più preso in braccio mio figlio, invece guardatemi… faccio triathlon! Quando ho aperto il blog ho capito che non potevo più tenere per me tutto quello che stavo imparando, così  è nata prima l’avventura del Challenge Rimini e poi il #primaditutto Team.”

Il team formerà 2 staffette che percorreranno i 42 km, dividendosi il percorso a seconda delle possibilità di ciascuno. I partecipanti hanno età diverse e diverse patologie:  Cesare,  ha un defibrillatore nel cuore, Giordana, è stata operata di tumore ovarico, Rosy,  ha combattuto un tumore alla mammella come Federica e Chiara, Anna, ha un subito l’asportazione di una parte di entrambi i polmoni. Questi sono solo alcuni dei nomi che daranno un volto a questo importante progetto, che ha come obiettivo l’utilizzo dello sport nella prevenzione secondaria e la diffusione di sane e fondamentali abitudini attraverso l’esempio concreto.

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Si può ritornare a fare sport dopo un evento ischemico e dopo un tumore? Il #primaditutto team non solo dimostra che è possibile, ma si prefigge di trasformare l’obiettivo sportivo in un obiettivo di salute e di vita.

“La malattia ci ha insegnato che dobbiamo  vivere alla giornata – È solita ripetere Mariagrazia Marina Davolio, tutor del team – Ma con un obiettivo si vive meglio! Io che sono sempre stata una sportiva ho capito quanto mi abbia aiutato avere un corpo in forma nel momento in cui ho dovuto affrontare l’intervento e le terapie per il tumore ovarico. Ho capito, soprattutto, quanto la fatica a cui mi aveva abituato lo sport sia stata fondamentale in alcuni momenti. Ricordo che facevo la radioterapia con una maschera che non mi faceva quasi respirare, chiusa dentro la tac… Ecco, quando non ne potevo più io, che di maratone ne ho corse tante,  pensavo… dai che è il 35esimo km… non mollare!”

“Nel 2013 mi hanno diagnosticato la leucemia promielocitica acuta, la vita ti cambia, tanto. – Dice Matilde Razzini, 36 anni, che correrà gli ultimi chilometri portando al traguardo la sua staffetta – Sono rimasta stesa in un letto 6 mesi, quando ho conosciuto grazie al Grade la storia di Giovanna, Marina e Catia ho capito che le motivazioni esistono e quando sono iniziati gli allenamenti per la Maratona ho pensato… Questo è il mio momento, ora tocca a me!”

“La prima reazione, quando qualche anno fa mi hanno diagnosticato una cardiomiopatia è stata di paura.- confessa Cesare Tommasini , cardiopatico di Carpi – E la paura ti immobilizza. Poi ho capito che se ti muovi non solo puoi fermare la malattia ma puoi migliorare. La mia vita è molto cambiata. Quando mi sveglio alla mattina mi sento molto più attivo e più forte. Sono felice! Per me che fino allo scorso anno mi sembrava impossibile correre, l’idea di partecipare ad una  Maratona e rappresentare una squadra è meravigliosa.”

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La storia di Prima di tutto

L’idea di correre la maratona è nata quindi da Giovanna Rossi, autrice del blog 46percento, atleta con 12 vertebre bloccate da barre di titanio. Insieme ad altre due atlete con problemi oncologici, Marina e Catia, Giovanna decise ad inizio anno  di mettersi in gioco ed affrontare il Challenge di Rimini, gara internazionale di triathlon. Nacque così il prima di tutto team che lo scorso maggio ha concluso con successo il Challenge di Rimini.

Al termine di questa esperienza GiovannaMarina sentono il bisogno di condividere con altri le emozioni, le fatiche e le soddisfazioni provate attraverso lo sport, l’allenamento e il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Da qui il Prima di tutto team si trasforma e passa dall’essere la storia di Giovanna, Marina e Catia a configurarsi come tramite per raccontare e dare supporto alle sfide di altri atleti con problemi di salute. Si decide così di organizzare un vero e proprio laboratorio di sport terapia a Reggio Emilia e di correre la maratona cittadina a staffetta con il nuovo #primaditutto team al suono di “le nostre storie la vostra sfida”.

Il futuro del #primaditutto team

La Maratona sarà solo l’inizio di questo percorso che vedrà la creazione in pianta stabile di un laboratorio di sport terapia  coordinato da Gabriele Torcianti, insieme ad un pool di medici e volontari. Gli atleti avranno delle tabelle di allenamento e potranno scegliere obiettivi sportivi da preparare insieme e singolarmente commisurati al loro stato di salute. Come qualunque altro atleta, ma con tutta la sicurezza che un pool di professionisti specifici può garantire.

“Ci stiamo impegnando per fare in modo che sempre più persone possano usufruire del nostro laboratorio, con l’obiettivo di rendere più numerosi e accessibili gli allenamenti. – dichiara Gabriele Torcianti, allenatore del #primaditutto team – Lavoreremo in collaborazione con l’Asl affinché il gruppo di lavoro possa divenire anche la base per nuovi studi che riguardano la prevenzione secondaria del cancro e delle patologie cardiocircolatorie. Gli atleti che hanno aderito in questi primi mesi hanno dimostrato di avere tutte le carte in regola per essere una vera squadra. Raramente incontro una dose di positività, tenacia e forza paragonabile a quella di questo gruppo. La malattia può essere una grande maestra di vita.”

Il progetto ha il patrocinio del Comune di Reggio Emilia e il sostegno dell’Associazione Grade Onlus e della Lilt di Reggio Emilia. Gli atleti si allenano attualmente al Calypso Life Club di Bibbiano, che per primo ha sposato l’iniziativa, insieme a professionisti ed aziende che hanno fornito le loro prestazioni e materiale di supporto.

Per ulteriori informazioni www.46percento.it/primaditutto

Giovanna Rossi 342.9428422

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