Ci sono giorni in cui provi ad “alzare l’asticella” affrontando una sfida nuova. Questo è uno di quei giorni.

Quando ho scelto una gara di nuoto in acque libere per il mese di luglio (così come già fatto l’anno scorso a Endine), mi sono innamorato a prima vista di un’idea: “la Traversata del Lago Maggiore“. Un nome che ti da già l’idea della grandezza dell’impresa!

Per me, che sono un nuotatore alle prime armi (ho cominciato a nuotare seriamente – si fa per dire – solo due anni fa), e che in acque libere non avevo mai nuotato più di 1.500 m (la misura di un triathlon olimpico), i 4 km di traversata erano davvero un’incognita!

Con una bella dose di incoscienza, ma soprattutto dopo essere stato conquistato dall’irresistibile entusiasmo (e dalla straordinaria professionalità) degli organizzatori Dario Podestà Alluvion e Flora Mazzucchelli, ho deciso di iscrivermi alla Nuotata dell’Eremo, giunta alla 20° edizione.

In attesa della partenza

La traversata del Lago Maggiore parte da Stresa, sulla sponda occidentale del lago, e termina sulla sponda opposta a Reno di Leggiuno.

Nei giorni precedenti ho saputo con piacere che molti amici triatleti avrebbero partecipato alla nuotata: alla fine ci siamo trovati in 12 amici di diverse squadre, la maggior parte dei quali alla prima esperienza su questa distanza.

L’arco del traguardo della Traversata del Lago Maggiore

Intorno alle 10 di mattina, insieme ad altri 413 nuotatori, siamo partiti da Leggiuno alla volta di Stresa percorrendo, a bordi di alcuni battelli, il tratto di lago che di lì a pochi minuti avremmo riattraversato a nuoto in senso contrario.

Come spesso mi succede, sono riuscito ad concentrarmi realmente sulla sfida che sto per affrontare solo quando mi trovo fisicamente sul posto: prima, sono sempre distratto dai mille dettagli del viaggio e della preparazione.

Solo quando mi trovo di fronte alla partenza riesco ad isolarmi mentalmente – seppure ancora tra tante persone – e a cercare dentro di me la calma, l’equilibrio e la concentrazione necessari.

Da molti giorni ormai mi chiedevo se sarei stato in grado di nuotare 4.000 m nel lago. Questa distanza è quasi il triplo di quanto ho mai nuotato in acque libere.

Alcuni aspetti mi rassicuravano: non mi sono mai sentito stanco alla fine del 1.500 m dei triathlon olimpici; 3.000-3.500 m è la distanza che settimanalmente nuoto negli allenamenti in piscina (anche se spezzettata in molte piccole frazioni); infine, le acque libere non mi hanno mai fatto paura, anzi, ho sempre amato il senso di tranquillità del nuoto di fondo.

Bracciata dopo bracciata…

Nonostante che della partenza si scorgesse a malapena il profilo delle montagne sull’altra sponda, nostro punto di riferimento in acqua, durante l’attesa della sirena della partenza ho provato un senso di tranquillità e ottimismo: non vedevo l’ora di iniziare questa avventura!

La partenza della Traversata del Lago Maggiore

Pochi istanti dopo mi trovavo a nuotare serenamente mezzo a centinaia di altre persone e, per fortuna, non c’era la solita frenesia e combattività delle gare di triathlon.

L’acqua era limpida e tiepida, circa 24°C a riva, più fresca al centro del lago (intorno ai 20°C), e la muta è stata una preziosa alleata, non tanto per la temperatura, quanto piuttosto per la facilità di galleggiamento e per la scorrevolezza.

I minuti passavano e la distanza dall’altra sponda diminuiva a vista d’occhio: dopo soli 1.000 m mi sembrava di aver già percorso molta strada. Senza fretta e senza ansia, nuotavo con un passo regolare di 2 minuti per 100 m.

Alternando i pensieri liberi nel silenzio dell’acqua e gli sguardi fuori dall’acqua per controllare la rotta, i minuti e i metri passavano in fretta: 2.000, 2.500… Sono già in un “territorio inesplorato” e sto bene. Sono curioso di scoprire come sarà di qui in avanti. Quando il Garmin 920XT segna 3.000 m allo scoccare dei 60 minuti dalla partenza, mi sento così bene che deciso di accelerare.

Mi ero ripromesso di nuotare tranquillo senza forzare, ma lo confesso: a questo punto mi è venuta voglia di spostare la sfida dal “riuscirci” a un obiettivo cronometrico: stare sotto la 1h20m sui 4.000 m, il tempo che avevo stimato in teoria. Accelero, e nei successivi 500 m scendo sotto i 2’/100m fino a “correre” a 1’50″/100m negli ultimi 500 metri.

Tante emozioni all’arrivo

Recupero diverse posizioni, ma la cosa più sorprendente è scoprirmi dispiaciuto che sia già quasi finita! Proprio così: quando mancano pochi metri alla riva, provo sentimenti contrastanti: felice di aver completato questa impresa, impaziente di ritrovare la mia famiglia che mi aspetta sulla riva, ma allo stesso tempo quasi “malinconico” che la sensazione di pace vissuta in acqua in questa ora e venti sia già finita.

Pochi istanti e non c’è più spazio per questi pensieri: esco dall’acqua e, insieme agli altri nuotatori, passo sotto l’arco del traguardo: immediatamente sulla riva trovo Elena e Chiara che mi festeggiano: il premio più bello che si possa desiderare!

Anche questa volta è stato bellissimo condividere questa giornata con la mia famiglia: Elena e Chiara hanno viaggiato sul battellino con me all’andata e da Stresa sono tornate a Leggiuno a bordo di un motoscafo dell’organizzazione, precedendoci all’arrivo.

Subito dopo il traguardo ritrovo alcuni amici che avevano già concluso la traversata, e altri arrivano pochi minuti dopo: con tutti è un piacere scambiarsi complimenti ed impressioni, tutte positive; e, poco dopo, condividere una fetta di torta cioccolato e pere che Elena, a sorpresa, aveva portato per festeggiare in anticipo il mio 41° compleanno!

Questa condivisione di sport e amicizia si adatta perfettamente al motto della nuotata:

Il piacere di nuotare insieme a tanti amici in un posto magico!

Una organizzazione straordinaria

Questa manifestazione è arrivata alla 20° edizione, e la grande esperienza degli organizzatori si può davvero apprezzare in molti aspetti: un vero e proprio “villaggio” sulla spiaggia di Leggiuno, con gazebo per il ritiro pacchi gara, ristoro, premiazioni, espositori… Un servizio di assistenza ai nuotatori di altissimo livello, con kayak per indirizzare i nuotatori e medici e salvataggio sempre pronti ad intervenire. Una premiazione con una coppa trofeo per tutti i partecipanti, servizio fotografico e video professionale… Insomma, il massimo che si possa desiderare per un evento sportivo!

Questa esperienza mi ha insegnato due cose: che il nuoto di fondo in acque libere mi piace molto e che vorrei praticare più spesso questa disciplina; e che le gare ben organizzate fanno la differenza, mettendo a proprio agio i partecipanti e permettendo a tutti di godersi la giornata di sport in modo sereno e soddisfacente.

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