Per molti triatleti, Andora è la gara di esordio. Lo è stato anche per me l’anno scorso!

Ora è passato un anno e, come in un ciclo naturale, è arrivato il momento l’esordio per tanti nuovi amici triatleti: molti amici che ho conosciuto su queste pagine, e nuovi compagni di squadra in Pro Patria Milano.

Mentre l’anno scorso ero emozionato perché non sapevo come avrei vissuto quella prima gara, quest’anno la maggior parte dei miei pensieri erano rivolti a loro, agli esordienti: mi ha fatto piacere scambiare qualche parola con tutti, per rispondere a qualche domanda con gli ultimi consigli!

E in più quest’anno ad Andora c’era un esordiente speciale: Simone Chiarolla, uno dei amici paratriatleti che hanno partecipato all’evento paratriathlon organizzato a febbraio in Pro Patria e che ha deciso di cimentarsi nel triathlon. Ieri, il suo traguardo è stato il coronamento del suo enorme impegno e determinazione!

 

La gara

Per il giorno della gara era previsto maltempo: con pioggia e vento forte. Fortunatamente, il tempo invece ha retto: il cielo era coperto, con nuvole basse e minacciose, ma non ha piovuto.

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La zona cambio – Andora Triathlon

 

Il mare, apparentemente calmo, in realtà si è rivelato un po’ difficile: piccole onde hanno reso difficile vedere le boe, ma soprattutto una forte corrente trasversale ci ha continuamente costretto a controllare e correggere la rotta.

Ma facciamo un passo indietro: circa un’ora prima della partenza ci siamo tutti portati sulla spiaggia, indossato la muta e fatto un po’ di riscaldamento in acqua. “Riscaldamento” per modo di dire: l’acqua era gelida! 16°C sono la temperatura “ideale” per sentire sonore e colorite esclamazioni appena si mettono i piedi in acqua! 😉

Sono bastati pochi minuti di nuoto però per abituarsi alla sensazione: in gara non ho più prestato attenzione all’acqua fredda.

 

La quiete (prima della tempesta)

In ogni gara c’è un momento particolarmente emozionante: quando i giudici invitano tutti ad uscire dall’acqua e a posizionarsi nelle rispettive batterie di partenza.

In quei momenti tutti si fanno silenziosi, e ognuno si concentra a proprio modo: c’è chi ripassa i movimenti del nuoto e delle transizioni, chi chiude gli occhi, chi si sporge per guardare le partenze delle batterie precedenti alla ricerca di qualche indizio utile.

Io ho osservato la traiettoria del nuoto degli atleti della prima batteria per capire l’intensità e la direzione della corrente (forte verso ovest).

Al momento della partenza della mia batteria (la 3a) lo speaker ha suonato “Money For Nothing” dei Dire Straits: sul crescendo iniziale, il via!

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La partenza della prima batteria – Andora Triathlon

 

 

Un mare… non facile

18 minuti?!” ho pensato con stupore quando, all’uscita dall’acqua, ho guardato il mio Garmin 920XT. Il mio peggior tempo sui 750m della frazione di nuoto di uno Sprint… Eppure non mi sembrava di aver nuotato male: pochissime “botte” con gli altri concorrenti, mai fuori rotta – nonostante la difficoltà di vedere le boe per colpa delle onde che si infrangevano in faccia ad ogni respirazione…

Poi sento lo speaker dire “…tempi molto alti per tutti…”; allora penso: dev’essere colpa del mare mosso, della corrente… Più tardi, riguardando i dati GPS e confrontandomi con altri atleti, scopriremo che in realtà il percorso di nuoto era lungo circa 1000 m. Decisamente strano per uno Sprint, ma pazienza: era comunque uguale per tutti.

 

Sempre stringere i denti

L’acqua fredda alla fine si è fatta sentire, soprattutto ai piedi. Ero un po’ preoccupato per la frazione di ciclismo, che si prevedeva veloce, che mi apprestavo ad affrontare con il body bagnato e l’aria fredda. Così in zona cambio, tolta facilmente la muta, ho indossato la maglia da ciclismo sopra il body: qualche secondo “perso” sicuramente, ma mi sono tolto la preoccupazione di avere problemi di freddo.

La prima parte del percorso ciclistico è poco scorrevole perché, con diverse curve secche, porta ad uscire dal paese; una volta raggiunta la Provinciale 13, i ciclisti possono liberare tutta la potenza su un percorso lineare fino alla frazione di San Lorenzo, dove c’è il giro di boa: 11 km ad andare e altrettanti a tornare, sullo stesso percorso.

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Nella frazione di ciclismo – Andora Triathlon

 

Leggera salita, 120 m di dislivello su 11 km di sviluppo, con pendenza progressivamente crescente e velocità di conseguenza in calo, dai 35 km/h iniziali fino ai 28 km/h al giro di boa. Ritorno velocissimo, e in certo senso riposante, in gruppo, sempre tra 42 e 47 km/h.

Una caratteristica particolare del percorso ciclistico di Andora è la brusca ma breve salita (300m al 8% circa) su una collinetta per aggirare il passaggio a livello, poco prima del rientro in zona cambio.

 

Nella corsa, un doloroso imprevisto

Rientro in zona cambio abbastanza soddisfatto della frazione di ciclismo: anche se poco prima del giro di boa ho perso il gruppo con cui sono salito all’andata, sto bene e sono ottimista per la frazione di corsa.

Veloce cambio scarpe e parto con passo costante: i primi due km intorno a 4’25, non eccezionale ma abbastanza in linea con le mie aspettative.

Il percorso podistico è un multilap di due giri, un semplice andata-ritorno lungo il fiume Merula con bivio all’ingresso della zona cambio: a destra per il 2° giro, a sinistra per il traguardo: impossibile sbagliare.

La frazione di corsa – Andora Triathlon

Inaspettatamente, all’inizio del 2° giro avverto un forte dolore all’addome: non riesco a capire di cosa si tratti. Non ho bevuto niente di strano, solo un sorso d’acqua all’inizio della corsa (la borraccia coi sali era sfortunatamente volata via dalla bici quando sono sobbalzato un una grossa buca).

Sento l’addome contratto e fatico a respirare: il diaframma è quasi bloccato e inizio a temere di dovermi fermare. Rallento spontaneamente a 4’40-4’45 per due km (un minuto buttato, accidenti!). Un compagno di squadra mi propone di continuare insieme, lo ringrazio ma gli rispondo di andare pure.

Mi sforzo di fare dei respiri profondi, e dopo qualche minuto il dolore si attenua e respiro meglio. Nell’ultimo km, la discesa verso il traguardo, sto meglio e torno a correre sui 4’20.

 

Il traguardo, una liberazione

L’arrivo è sempre emozionante: sento tante voci che chiamano il mio nome: “Vai Massimo! Alé Pro Patria!“. Non riesco a vedere i volti degli amici, sul tappeto blu ho lo sguardo fisso sul traguardo.

Dopo l’arrivo vorrei stendermi sul prato per riprendermi, ma finisco per farmi coinvolgere dagli abbracci e dalle strette di mano con gli amici già arrivati.

Bevo un paio di bicchieri di sali al ristoro e subito, insieme ad altri amici, ci affacciamo alle transenne per aspettare l’arrivo dei compagni di squadra ancora sul percorso.

Questo è lo spirito Pro Patria che mi piace! Anche se la fatica è individuale, è emozionante sentirsi parte di una compagnia dove tutti sostengono gli altri.

Vedo passare Antonio, Davide, Massimiliano al suo esordio, Paola, Stefania, e soprattutto Simone, che percorre il tappeto blu con la sua carrozzina olimpica acclamato dallo speaker e da tutto il pubblico, e conclude la sua prima gara di triathlon! Scavalco le transenne e corro ad abbracciarlo: Marianna è già da lui e lo sta aiutarlo a togliere i guanti, e subito arriva anche il presidente Giampaolo a complimentarsi.

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Il team Pro Patria Milano Triathlon al Andora Triathlon

Questa prima gara è stata una bella festa, tantissimi  atleti Pro Patria (37 in tutto) e un bel modo per riprendere la stagione. Anche un modo utile per verificare lo stato di forma e capire dove migliorare (per me, è sempre il ciclismo il punto debole).

Complimenti infine – e grazie – agli organizzatori: per me, nessun difetto: bene il presidio in acqua, percorso bici e corsa segnalato perfettamente, buon ristoro… ci vediamo sicuramente l’anno prossimo! 🙂

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