Questo racconto, scritto dall’amico Marco, è molto di più della storia di una gara: è un racconto molto personale ma che, e allo stesso tempo, sono sicuro coinvolgerà profondamente a chi lo legge. Ringrazio di cuore Marco per aver voluto condividere le sue emozioni. Preparate i fazzoletti.

 

Ci sono dei luoghi che si intersecano così profondamente con la vita di una persona, che lasciano un segno così profondo e dei ricordi così indelebili che trasformano ogni passeggiata in un viaggio profondo dentro se stessi, un viaggio che ti fa riattraversare ampi tratti emozionali della tua vita.

Proprio questo è stata la mia mezza a Pavia, una città con cui, volente o nolente, ho un rapporto molto profondo, che non potrà alla fine mai cancellarsi. E quella di oggi ha avuto più il sapore di un viaggio onirico profondo, di un tuffo nel Cenote di un mondo interiore passato, ma che plasma ancora il mio presente.

Passiamo ai temi più tecnici. La mezza di Pavia è sicuramente una bellissima mezza, che attraversa in lungo ed in largo alcuni luoghi piuttosto belli e degni anche solo di un bel giro turistico.

PV-HM-01

Mezza Maratona di Pavia

Precedente personale, 3 settimane fa a Bologna, stavolta spero di scendere sotto 1h39′. Tra l’altro oggi qui ero l’unico dei Bancari Romani, una specie di Ciocchetti in miniatura podistica!

Bella la partenza a fianco del Castello Visconteo, e divertente il tuffo a perdifiato giù per strada nuova; sicuramente ho guadagnato parecchi secondi sulla media prevista, anche se non ho guardato il rilevamento. Per non scoppiare ho mirato a non scendere sotto 4’25”.

Va anche detto che stavolta mi sono organizzato meglio con l’orologio GPS, vista l’acclarata incapacità di tenere la distanza corretta in mezzo ai palazzi. Uno si compra un megaorologiosupercazzulato, e poi che usa di tutta questa pippa ? Il cronometro…..e quindi avevo mandato a memoria i rilievi cronometrici. Nei primi 2 km, ho preso 20 secondi sul tempo che volevo fare (4’40”), e da lì ho mirato solo a tenere quel vantaggio e andare ogni km preciso e puntuale a 4’40”.

Devo dire che il percorso è stato molto accattivante tecnicamente perché la risalita, fra i chilometri 7 e 9 si è presentata molto frazionata, non lasciandomi veramente mai con la lingua di fuori. In realtà attendevo la crisi, sapevo che sarebbe arrivata.

Al km 10 rilevamento cronometrico coi soliti 20 secondi di vantaggio (ho pensato, cavolo, qua mi sa che vado veramente sotto 1h39′)…. poco dopo un signore gentilissimo mi annunciava che ero 318esimo…. in un ansimo un poco più ampio della consueta respirazione ho esclamato un “wow !”, sperando di fargli cosa gradita.

Nel frattempo, mi godevo quelle sensazioni, mi godevo l’attraversamento di molti di quei luoghi, quell’incrocio dove lei voleva sempre passare e che io conoscevo poco… quel pub dove andavamo sempre… e i chilometri passavano lievi, passavano leggeri.

Questo naturalmente fino al solito 17° km… qui il passo si è fatto sentire.

Ma un nuovo pensiero si è instaurato, come quando sei in barca, e c’è bonaccia ma senti le prime lievi raffiche e poi il vento che si distende, che viene al traverso, che ti gonfia randa e fiocco e comincia a farti prendere nodi.

Ho cominciato a pensare alla mia vita recente, a quanto di buono e di positivo e di allegro e colorato essa mi sta portando, quanto anch’essa oggi è di nuovo in grado di farmi sognare, di farmi volare, di farmi salire in alto, e quanto rappresenti una certa continuità col passato…

Così passano i chilometri in cui tipicamente ho crisi, 17, 18, tengo ancora 4’40”, mi pare anche di averne ancora, aggredisco un po’ via Nazario Sauro, forse l’unica vera salita del percorso, che mi rallenta un pochino; poi si scende di nuovo, Corso Matteotti, inversione di marcia, oramai è quasi 1 km che manca, comincio ad accelerare.

PV-HM-04

Mezza Maratona di Pavia

Qui forse l’unica pecca del percorso: il fondo stradale accanto ai palazzi dell’Università è veramente sconnesso e sono costretto a rallentare, ma arriva l’incrocio con Corso Matteotti, si vede il Castello da lontano, mancheranno 300 m, torna l’asfalto e accelero…

E per un attimo brevissimo vedo qualcosa che mi lascia così stupito da abbandonare le dimensioni del “dove sono” e del “cosa sto facendo”: mio figlio più grande, è venuto a vedermi, è lì accanto al percorso, accelerando ancora grido forte “Amore mio!!!”; ci diamo il cinque, allungo violentemente, lui mi rincorre, leggo il cronometro avvicinandomi.

1h38’09. Non ci credo. Impossibile.

Arrivo ululando e ringraziando colei che mi guarda da lassù, mando baci e saluto col segno della croce, intimamente ringrazio anche chi mi pensa da Roma, cado a terra e mi tiro dietro mio figlio urlando ancora “Amoreeeeeee”…… poi arrivano i miei cognati e mi tirano su.

Una grande gioia, non c’è che dire.

Ora però, sul treno di ritorno coi bambini, la mente fa spazio: ho fatto un tuffo a sciacquar panni e ricordi in Ticino. Però ora vado a Roma, a riabbracciare una quotidianità, di recente, sempre più colorata.

Vota questo articolo
[Voti: 2    Media Voto: 3.5/5]