Davide Quintiliani: da zero al mio primo Ironman

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Il racconto di Davide, del suo avvicinamento al primo Ironman full distance e le emozioni della gara, mi ha conquistato: sono felice di condividere la sua storia perchè trovo che contenga molti insegnamenti, soprattutto sulla dedizione e sul grande premio che se ne riceve in cambio! La parola a Davide, quindi!

Questi ultimi 2 anni mi hanno visto passare da lettore del Web alla Finish Line dell’IronMan Full Distance di Zurigo lo scorso 29/07/18.

Mi presento: Davide Quintiliani, abruzzese, M45÷49

Lavoro: responsabile in una azienda produttrice di recipienti in pressione con esportazioni WorldWide, che tradotto nell’ambito sportivo, significa un lavoro che mi tiene occupato fino a 12h al giorno con numerose trasferte internazionali, coinvolgendo spesso sabato e domenica (dunque salti mortali ogni giorno per fare le varie uscite di allenamento).

Sposato con Sara (tutto merito suo), impiegata nella grande distribuzione con orari ogni giorno diversi. Tre bimbe piccole, anche loro con vari impegni e “mamma taxi (+ santi nonni)”: scuola, sport vari, musica, scout…

Per quanto riguarda la mia attività sportiva, da minorenne ho fatto attività agonistica di ciclismo ed appena maggiorenne corsi di nuoto e qualche garetta locale, running non mi è mai piaciuto e mai praticato perché l’ho sempre considerato noioso.

Poi… 25 anni di letargo, fino a 2 anni fa (giugno 2016), una nuova rinascita sportiva.

Si parte

Parto da lontano, da DJ Television. Quando ero piccolo sentendo parlare dell’IronMan ne fui subito attratto.

Pensavo che partecipare ad un evento del genere fosse magnifico, questa idea risplendeva sempre dentro di me.

Il tempo passa, finché è l’IronMan che viene da me: sento che la Provincia ed il Comune di Pescara (4 Km da casa mia), fanno un contratto per 10 anni con l’IronMan (evviva!).

Per tutta una serie di motivi non sono mai andato a vedere la gara a Pescara e dintorni, però la molla mi scatta quando un mio collega (Eduard Kosykh) partecipa all’evento 70.3 IronMan Italy Pescara; allora inizio come si fa nel nuovo millennio… con il web.

Apro internet, e sul browser scrivo “triathlon per principianti”: escono numerosi link, ma il sito che coglie maggiormente la mia attenzione è “Dad 2 Tri”, semplicemente perché è quello che si avvicinava alla mia situazione famigliare e lavorativa.

Vengo attratto, in pochi giorni mi leggo tutto il possibile e seguo tutti i consigli come uno scolaretto.

Si inizia sul serio

Parlo con mia moglie per sapere se concorda con la strada che voglio intraprendere (IronMan). Moglie da OK. Questo è il vero segreto di tutto. Mia moglie ha sempre appoggiato tutte le mie scelte e badato (quasi in solitaria) a 3 bimbe piccole. Tutto merito suo.

Altro passaggio importante, parlare con il mio medico di famiglia, che è anche specializzato in Medicina dello Sport.

Quintiliani, sei matto, non sai a cosa vai incontro, dopo anni e anni che non fai niente stai scegliendo una disciplina troppo tosta, poi con le tue protrusioni lombari che hai, non te lo consiglio” – mi intima il medico.

Dopo un po’ di discussione mi da l’ok con una lunga lista di consigli e controlli da fare, e scopro che ho anche una vertebra schiacciata.

Inizio a seguire i consigli di Massimo: “iscriversi ad una squadra locale”, con il consiglio del mio collega Eduard, scelgo la Inuit Triathlon Abruzzo di Pescara, con il Presidente IronMamma Claudia Gnudi.

Faccio le visite mediche e la dott.ssa consociata alla Inuit mi consiglia di iniziare piano. “Quintiliani comprati un cardiofrequenzimetro e corri a piedi, 3 volte alla settimana, 1h per volta, come suggerisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo scopo è riattivare il cuore, il tutto almeno un paio di mesi” dice la dottoressa.

Erano decenni che lo sforzo massimo fatto da me era fare le scale del lavoro o casa.

Prima di iniziare a correre “scelta delle scarpe”.

Vado nel negozio migliore di Pescara, faccio verifica dell’appoggio computerizzato e scopro di essere leggermente pronatore, cosi arriva la scarpa adatta ed il body compagno di mille avventure.

Poi compro bici da corsa di seconda mano, in carbonio, faccio montare appendici, sella pro ma non crono, porta borracce posteriori, cardio con rilevatore di n° pedalate (il tutto con budget basso) e faccio una seduta biomeccanicca.

Si inizia a correre e vado avanti per un paio di mesi, poi altro consiglio di Massimo: “farsi seguire da un Coach”; cosi parlo con l’allenatore della squadra Inuit, Mr. Marcello Marchetti e stabiliamo una curva di crescita fino a Giugno 2017 per l’IronMan 70.3 di Pescara (non mi sono iscritto subito).

Ovvio che arrivando da 25 anni di letargo, le sessioni prevedevano incrementi graduali e costanti, con 3 settimane di carico ed una di scarico (tutte sessioni tailor-made su me stesso).

Nel mio primo incontro con Coach Marchetti, pensavo di fare a 3 tranquille sedute settimanali, ma quando mi disse che l’allenamento tipico del triatleta è di 6 sedute settimanali (2 nuoto, 2 bici, 2corsa) ho impiegato un po’ di tempo per metabolizzarlo (non ci avevo mai pensato).

Poi mi iscrivo in piscina con un corso di “perfezionamento adulti” ed in palestra per rinforzare tutto il busto superiore (precetto del mio medico di famiglia).

Iniziano gli allenamenti ed iniziano i primi problemini: vesciche, tendiniti, unghie dei piedi saltate, emorroidi, prova da sforzo negativa, e nel dicembre 2016 cado dalla bici e mi rompo il gomito sinistro (frattura del capitello radiale). Fermo quasi 2 mesi tra gesso e riabilitazione. Riparto.

Nel frattempo mi compro la muta.

Poi ad aprile 2017 inizia a farmi male il piede sinistro, ogni giorno in un punto diverso, sintomo che il problema arrivava dalla schiena, mollo il running per un po’ (tanto che la distanza massima fatta senza dolore in allenamento è stata di 15 Km) e nel frattempo cresceva l’ansia se iscrivermi o no all’IronMan 70.3 di Pescara o fare solo l’olimpico (5150).

Nei primi di giugno 2017, anche se non stavo ancora bene, mi iscrissi per l’IronMan 70.3 di Pescara.

Arriva la gara (70.3) si parte: nuoto ok senza forzare, vado con il mio passo, bici ok (anche qui regolare), poi run ed al Km 15 schiatto!

15 Km è una distanza che ricorre in me, ormai ho metabolizzato questa distanza come la mia distanza critica.

In poche parole al Km 15 mi inizia a fare il ginocchio sinistro, al punto che non riesco più a correre per il dolore, cosi decido di iniziare a camminare e più o meno arrivo fino alla Finish Line dove ogni dolore passa.

Animo, animo: alle stelle.

Qualche giorno dopo la gara vado dall’osteopata, mi fa la terapia e mi consiglia di fermarmi per almeno 2 mesi. Obbedisco.

Però, mentre questi 2 mesi passavano, il sogno dell’IronMan Full Distance aumentava, provo l’iscrizione a Klagenfurt ma non ci riesco perché Sold Out in poche ore.

Io cercavo una gara con un percorso bike con un dislivello intorno ai 1500m (non ho la bici da crono): Francoforte ha troppo pianura, Nizza un solo giro da 180 Km stile Tour de France non mi ha convinto.

Ecco Zurigo: “si può fare; parlo con mia moglie, mi da la benedizione, mi iscrivo, bonifico, prenoto albergo (singola dal giovedì al lunedì).

Percorso Full

Se per il 70.3 era roba seria, adesso con il Full è “Tanta Robbbbba seria”.

Sempre con Capo Marchetti, stabiliamo un macro fil-rouge (settembre 2017 – Zurigo 29/07/18), spezzettato in tante sessioni fatte su misura per me (un day-by-day), da rivedere (un fine-tuning) mese per mese, il dubbio più grande: la corsa (mio incubo).

Quintiliani, tutto ciò che è sport di compressione ti fa male alla schiena, fai attenzione” mi diceva spesso il mio medico di famiglia.

Infatti per paura della schiena tra settembre 2017 e marzo 2018 ho fatto ore ed ore di posturale, plank, cross-fit senza pesi a corpo libero, palestra, con lo scopo di rinforzare il busto.

Dunque dopo i vari spoiler, si RIPARTE con un lento crescendo che mi porta al picco massimo degli allenamenti a giugno 2018.

Allenamenti che erano arrivati a 15/16h settimana, per poi iniziare lo scarico nel mese di luglio 2018.

Settembre 2017-Luglio 2018: per impegni lavorativi miei e di mia moglie ero costretto a surfare tra orari strani, che si concludevano in allenamenti fatti all’alba (molte volte mi sono svegliato alla 4:00), oppure tarda sera (diverse volte sono tornato a casa a mezzanotte), e purtroppo nelle ultime settimane ho forzato 2 giorni consecutivi nella stessa disciplina (sconsigliato da Capo Marchetti) mi ha portato ad avere problemi ovunque:

  • nuoto: dolore al dorsale sinistro (risveglio di un vecchio strappo muscolare)
  • bici: tendinite ginocchio sinistro (retro polpaccio)
  • corsa: tritato di ginocchia: in 2 anni di uscite, sono arrivato alla conclusione che la mia soglia critica è 15Km. Superati i 15Km mi iniziano a far male le ginocchia, in allenamento ho fatto massimo 25Km (3 volte), quindi la strategia per arrivare al Km 42 è alternare corsa e camminata veloce.

Ooooohhoooo, dimenticavo: i miei obiettivi per l’IronMan Full sono/erano:

  • Primo: portare “pellaccia a casa”
  • Secondo: rientra nel tempo massimo 16h

Non ho mi puntato a fare “il tempo” essendo un “pippone” in tutte le specialità, ma dai miei calcoli il mio tempo è/era 15h1/2.

26/07/18 giovedì 8:00 a.m. Spoltore (PE), sole.

Carico la mia Fiat Stilo SW di 13 anni, parto direzione Zurigo (pian-pianino) da solo, moglie e figlie a casa, domani parte un mio compagno di squadra.

Viaggio abbastanza tranquillo escluso 17 Km di fila in salita al San Gottardo con la macchina che fa i capricci (che ansia).

Arrivo a Zurigo. Mi metto immediatamente in modalità “Race”, metto la sveglia alle 3:00 e vado a dormire alle 21:00 simulando la sveglia di domenica mattina.

27/07/18 venerdì, Zurigo sole, max 32°C.

Ho l’albergo a 15′ a piedi dalla Transition Area.

La mattina è un grande circo in allestimento. Degli spagnoli escono dall’acqua (lago) dicendo che è calda e molto probabilmente si nuoterà senza muta.
Briefing: c’è l’elenco dei Cut-off time (COT).

Nuoto (giro unico da 3800m a forma di T, con 6 boe di virata/cambio direzione): 2h20′ COT

Bici (2giri da 90Km):
– COT 13:10 fine 1° giro
– COT 16:45 zona transition durante il 2° giro
– COT 10h nuoto + bici

Corsa (4giri da 10,55Km):
– COT 21:30 fine 3° giro
– COT 16h nuoto + bici + corsa

Pomeriggio: ricognizione giro bike (in macchina).

Nel gruppo WhatsApp della squadra (Inuit), iniziano i vari incitamenti e spinte alla gloria.

Nel gruppo, oltre al direttivo (presidente e Coach), si distingue un vero Triatleta con la TRI maiuscola, nonché 9 Full distance all’attivo, nonché grande legante della squadra, nonché Coach motivazionale, che mi fa una dedica da accapponare la pelle. Signore e signori: Mr Roberto Capriotti: mi da una iniezione di fiducia infinita (bagnata anche da una lacrimuccia misto magone).

Ringrazio tutti e chiudo le trasmissioni, entrando in modalità zen/risparmio energetico.

28/07/18 sabato, Zurigo, pioggia, max 28°C.

Resto praticamente quasi tutto il giorno in albergo ripassandomi tutte le tempistiche come un mantra, inoltre scelgo una canzone da cantare durante la gara, scelgo “E non hai visto ancora niente” di Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti.

29/09/18 domenica sveglia ore 03:00 a.m.

Il #giornotantoatteso è arrivato.

Previsioni meteo: sole, caldo 35°C (è andata veramente cosi). Il sole sorge alle 6:00.

Mi preparo, colazione, esco alle 04:40 con borsone e pompa, la Transition Area apre alla 05:00.

05:00 aprono, ci sono già i cartelli che dicono “muta vietata”. Sistemo pressione gomme, nutritions e vado a rilassarmi nella zona atleti.

Ho paura che mi faccia male il dorsale sinistro.

06:30 mi sistemo con quelli degli 80′
06:40 sparo Pro-uomini
06:42 sparo Pro-donne
06:45 inizia il Rolling Start, 8 persone ogni 5”.

Adrenalina a mille, mi tremano le mani, tocca a me bi-bi-bi-bi-biiiiiiiiiiiiiiiiii (4 beep corti; un beeeeeeep lunghissimo) si parte.

L’acqua è gradevole (solo body senza muta), inizio piano per paura dolore alla schiena, faccio 4-5 minuti veramente piano, prendo fiducia, la schiena NON mi fa male, morale alle stelle, OK si va.

1a boa… 2a boa: seguendo il flusso, sbagliamo direzione e allunghiamo almeno 300m!

Mi metto al mio ritmo e, quando ci riesco, nuoto lungo e supero anche qualcuno, però è un attimo a scomporsi perché ricevo botte da tutti i lati.

Quando nuoto lungo, in scivolamento, tutto ok, appena mi scompongo (dopo circa 30′) mi inizia a pizzicare polpaccio destro. Ai 3000m (circa 4a boa) crampo polpaccio destro: mi agito, prendo consapevolezza, mi stiro, mi rilasso, mi arrangio; crampo passato, riparto, arrivo, finisco con le ascelle abrase dal body.

T1: decido di mettermi la maglietta a mezze maniche da ciclista (che mi ero portato per precauzione) per evitare ulteriori problemi alle ascelle abrase. Cambiato, riposato (ho impiegato quasi 20′) via con la bici.

Primo COT superato!

Zurigo è in festa nazionale: tutti acclamano, ovunque, anche nei paesi vicini, dal primo all’ultimo.

2 giri da 90Km dislivello totale 1300+ (95 Km pianura; 85Km sali scendi): nei primi 30Km si formano dei gruppetti, ma per paura di Penalty (gli arbitri fischiano a tutta) mollo e li lascio andare avanti e tengo la distanza, molti li riprendo in salita.

Km 70, discesa veloce e subito curva a destra in salita ripida, arrivo veloce, scalo troppe marce in contemporanea e da pivellino, esce la catena e non riesco a metterla al volo, mi pianto in salita, scendo, rimetto catena e riparto.

Km 85, Heartbreak Hill (un Km in salita al 13%, al centro di Zurigo) bellissimo, sembrava di stare al Giro d’Italia mentre mio zio buonanima Silvestro La Cioppa (lo scoiattolo d’Abruzzo) correva sulle salite abruzzesi, oppure più vicino a noi come il Britannico Yates a Campo Imperatore (AQ).

Km 88, mi sento il moccolo al naso, soffio: sangue. Io soffro di epistassi, in concomitanza di 3 circostanze: estate (si), poco sonno (si), molte ore al sole (si): la tripletta è fatta.

Pedalo, blocco un giudice in moto e gli faccio vedere il sangue e chiedo la postazione medica più vicina, “vai alla transition (km 90)” mi dice il giudice.

Arrivo dai medici, mi fermo, mi chiedono se mi voglio ritirare, con il mio inglese maccheronico dico che voglio solo un “plug/tappo” (alias tampone per il naso), nessuno capisce; un angelo dal cielo, ossia una signora del pubblico sì (aveva capito): sventola un fazzoletto di carta, chiedo al giudice il permesso di prenderlo, anzi 2 fazzoletti, giudice mi da l’ok, mi tappo il naso e riparto.

Secondo COT superato.

Nel secondo giro bici nei paesi si sente odore di carne arrosto, inizio ad avere la nausea di barrette, sali minerali, maltodestrine, mi viene voglia di arrosticini e bistecca alla fiorentina o pasta alla chitarra con le pallottine di carne.

Km 185, inizio la salita Heartbreak e ho un crampo al quadricipite destro (mai successo prima); mi fermo, scendo, mi stiro, mi rilasso, mi arrangio; crampo passato, riparto, arrivo alla T2.

Terzo e quarto COT superati.

Adesso inizia la corsa: inizia la passione

Con la strategia di alternare run a camminata veloce, anello elastico blu, rosso, giallo.

VAIiiiii quinto COT superato.

Superato il Km 30, inizia la crisi, mi inizia a fare male la pancia che non riesco più a correre, ogni falcata è come un pugno allo stomaco (forse ho abusato di idratazione), vado avanti camminando.

Non sono più lucido, infatti al Km 35 mi soffio il naso ed ovviamente mi ricomincia ad uscire il sangue dal naso, déjà-vu.

Blocco un giudice in moto e gli faccio vedere il sangue e chiedo una postazione medica, “vai alla Barclays, li davanti c’è il medico”, ma con il mio passo avrei impiegato almeno 20′.

Ecco un altro angelo dal cielo, ossia una signora che passava li in bici da passeggio (avevano riaperto il traffico): mi vede sanguinante e mi da un fazzoletto di carta, mi tappo il naso e vado avanti.

Nel frattempo si avvicina un giudice in moto, questo parla in italiano e mi chiede se poteva aiutarmi dato che sanguinavo ancora, mi sta al fianco finché non smetto di sanguinare; nel frattempo lo invito a Pescara a mangiare gli arrosticini o lo “sguazzetto di pesce di scoglio”.

Sanguinamento passa, lui mi dice “adesso pulisciti il viso e le mani con una spugna e vai fino alla fine“; se ne va, io continuo.

Km 39 mi sento male, mi fermo e vomito; mi avvicina una giudice mi dice se voglio ritirarmi; io rispondo “NO, NO, NO” e lei mi dice “cosa vuoi fare?” (tutto in spaghetti-English), io rispondo “voglio dormire ed una bistecca alla fiorentina”, lei mi risponde “dai ci sono rimasti 3 Km, finisci, torna l’anno prossimo e la bistecca alla fiorentina ce la mangiamo insieme”.

Il dolore alla pancia mi passa e ricomincio a correre, ad ogni punto di ristoro chiedo se hanno “bistecca alla fiorentina”, ed inizio a fare il conto alla rovescia ogni 500m.

Urlo 2,5km e canto tra me e me “E non hai visto ancora niente

Urlo 2km e canto tra me e me “E non hai visto ancora niente

Urlo 1,5km e canto tra me e me “E non hai visto ancora niente

Urlo 1km e canto tra me e me “E non hai visto ancora niente”, mi fermo davanti un cestino (si era fatto notte) butto occhiali da sole, cappello, tutti i “nutritions” che avevo nelle tasche, con un fazzoletto che avevo ancora mi pulisco bene la faccia dal sangue, mi aggiusto i capelli, chiedo ad una signora del pubblico se ero bello per le foto della Finish Line, lei si fa una risata e mi da OK con il pollice.

Riparto, elastico verde. Ultimi metri

“From Italy…. DAVIDE Youuuuuu are an IronMan!”

Finish Line 14h47′ meglio del previsto.

Medaglia, doccia, cambio, cerco di mangiare qualcosa ma appena assaggio ho una fitta allo stomaco.

Bevo the caldo, l’unica cosa che riesco ad ingerire. Maglia Finisher. Bike check-out. Albergo.

Accendo il telefono, più di 200 messaggi. Chiamo mia moglie, le bimbe dormono. Vomito ancora. Mi addormento alle 02:00 circa.

30/07/18 lunedì, Zurigo sole, max 32°C.

11:00 carico la Fiat Stilo e riparto solo soletto con le gambe tritate direzione Sud, stavolta faccio il San Bernardino, allungo circa 60Km ma senza traffico.

Mentre mi trovo a Milano decido di passare a trovare una mia zia a Brescia (Castenedolo).

Ciao Zia” racconto tutto e riparto.

Sulla A14, mi fermo per fare dei pisolini (avevo sonno).

Arrivo a casa all’una di notte (01:00), in sottofondo i fuochi d’artificio della festa di Sant’Andrea; entro a casa, tutti dormono, svuoto la macchina e mi addormento anche io.

Domani si va al lavoro.

31/07/18 Spoltore 07:00 sveglia sole max 35°C.

Vedo mia moglie in cucina che già inizia il tran-tran quotidiano.

Mi metto a raccontare tutte o parte delle mie (dis)avventure.

Mentre racconto della bontà inaspettata ed imprevedibile di perfetti sconosciuti (pubblico e giudici) mi commuovo e con me, mia moglie: ci abbracciamo.

Adesso SI, questa che è la vera Finish Line.

Ho scaricato tutta la tensione accumulata.

Questo IronMan è una metafora della vita quotidiana: ogni 5 minuti un problema. Basta sono un minuto di riflessione, ed ecco la soluzione.

Siamo tutti degli IronMan, con i nostri stili di vita sempre fuori-giri e mille impegni al giorno.

Se l’ho fatto io (normosportivo, non un atleta) lo può fare chiunque.

E non hai visto ancora niente

Grazie. Tutto merito di mia moglie.

 

 

 

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