L’estate è la stagione delle traversate nei laghi, molto amate anche i triatleti che, durante la stagione calda in cui le gare di triathlon si diradano, ne approfittano per un ottimo allenamento di nuoto in acque libere. (vedi il calendario di tutte le traversate)

C’è una traversata che ha un fascino particolare, sia per la località, il Lago di Garda, lago più esteso d’Italia, sia per l’impegnativa distanza di 7.500 m: la Traversata del Lago di Garda, organizzata dalla ASD Remiera di Toscolano Maderno, che parte da Torri del Benaco (VR), sulla sponda orientale, e arriva a Toscolano Maderno (BS), sulla sponda occidentale.

L’amico Davide Sona ha partecipato il 11 luglio 2015 a questa traversata ci ha regalato il suo avvincente racconto.


La mia traversata del Garda

Alle quattro di pomeriggio, quando la traversata è partita da Torri del Benaco, l’acqua era increspata da una corrente trasversale che, come tutti i giorni nel Garda, ci spingeva verso Nord.

Fin dalla partenza, ho preso come riferimento una montagna sull’altra riva, a sinistra di Toscolano Maderno, che dall’acqua non si vede.

Data la lunghezza della traversata, per assistere i nuotatori sono previste delle barche d’appoggio, una per atleta, che ci aspettano a largo, a circa 1.500 m dalla riva, per scortarci fino l’altra sponda del Lago, mantenendosi però sempre ad una distanza di 10-15 m dal nuotatore, pena la squalifica.

Nuoto bene e fluido e, in meno di mezz’ora, raggiungo la barca d’appoggio. Il gruppo si è già sgranato: i pro e semi-pro sono già andati e, del resto del gruppo, qualcuno è ancora con me, mentre altri sono già andati fuori rotta, lontani dalla linea ideale delle barche.

La barca d’appoggio

Quando raggiungo la barca che mi scorterà, mi ci affido con l’idea che sappia dove andare: non l’avessi mai fatto!

L’organizzazione della traversata prevedeva delle boe nautiche ogni 1.500 m, per indicare la linea ideale alle barche d’appoggio. Ma quando, dopo un po’, dico al barcaiolo: “Non vedo le boe!“, lui mi indica con la mano un punto imprecisato dall’altra parte del lago… E io, convinto che sappia delle boe e che le stia puntando, lo seguo.

Dopo un’ora e mezza di nuoto, mi aspettavo di essere già a metà del lago, e di trovare la nave del guardacosta prevista come “cancello” delle 2 ore.

Non vedendo nulla, mi fermo e chiedo: “Ma siamo giusti?“; il barcaiolo Donato e la figlia Gloria (autrice della foto) , che si sono rivelato gentilissimi e molto disponibili, purtroppo per un disguido non erano stati informati di dover seguire le boe nautiche, e così, navigando “a occhio”, finiamo fuori rotta, seguendo una direzione che riteneva essere quella corretta.

A questo punto, non vedendo le boe e non sapendo dove mi trovo, non posso far altro che continuare a nuotare: mi godo il silenzio del lago, e la compagnia di qualche ragazza in barca a vela che, incuriosita, si avvicina per vedere questi “pazzi” che attraversano il lago a nuoto.

Una condizione quasi trascendentale

Sono in una condizione quasi trascendentale, sto bene: nuoto ancora molto fluido e, ne sono sorpreso, mi godo il momento.

Finalmente, comincio ad intravvedere la riva: siamo prossimi alle 3 ore di nuoto, e sono in linea con i tempi che avevo preventivato, quando… colpo di scena!

Si affianca a noi il guardacosta che, parlano con il barcaiolo, indica la direzione corretta, a 90 gradi rispetto a dove stavamo andando: ecco confermati i miei dubbi! Siamo fuori rotta, molto più a Nord del dovuto.

Per ritornare in traiettoria, dovrò nuotare quasi 2.000 m controcorrente, anziché i 400 m che avrei dovuto fare sotto costa, come da percorso previsto.

Ce la posso fare, anche se ci vorranno ancora altri 30-40 minuti, che non avevo previsto.

Nuoto tranquillo, ora il barcaiolo sa dove portarmi. Ma la boa che ci indica la direzione, dopo altri 20 minuti, non si avvicina come vorrei: capisco che la corrente è più forte di quello che sembra, e il tempo passa.

Una lotta contro il tempo

Guardo l’orologio, e vedo che sono già passate già 3 ore e mezza. Sono ancora lontano dall’arrivo, ma voglio assolutamente concludere la traversata entro le 4 ore, il tempo massimo concesso: allo scadere del tempo limite, i giudici di gara mi farebbero ritirare, e avrei nuotato per nulla.

Decido che non mi arrendo, e cambio strategia: se nuoti controcorrente, scivolare nell’acqua non serve a nulla; allora, butto dentro le braccia quasi perpendicolarmente ma più rapidamente, e tiro con forza.

Passano altri 30 minuti di lotta corpo a corpo con il lago, quando finalmente vedo le boe del traguardo, e sento mia moglie e mio figlio che mi incitano negli ultimi metri.

Orgoglioso di me

Concludo la traversata in 3 ore e 57 minuti, ce l’ho fatta! Sicuramente non nel tempo che immaginavo, ma con una personale prova di caparbietà che mi rende orgoglioso di me.

Sono felice, e il tempo non conta più. Non sono nemmeno l’ultimo: altri arrivano dopo di me, pur avendo seguito la rotta giusta; altri ancora, invece, si devono ritirare, perché sono ormai fuori dal tempo massimo, compreso un anziano signore di 82 anni: per lui comunque grande stima e rispetto!

Vado a salutare il barcaiolo e sua figlia, che mi hanno permesso di affrontare questa avventura, e li ringrazio di cuore: senza la loro disponibilità, non avrei potuto partecipare.

La reale distanza

Alla fine ho nuotato quasi 10 km, a causa della deviazione dalla rotta ideale; ma anche i nuotatori che sono rimasti nella giusta traiettoria hanno percorso circa 8.700 m, come ha rilevato un amico che ha tracciato la traversata col il Garmin 920.

Questa distanza aggiuntiva, rispetto ai 7.500 m in linea d’aria, è dovuta alla corrente che, nel Garda, al pomeriggio tira da Sud verso Nord.

Consiglio, a chi vuole cimentarsi con questa traversata, di tenere conto di questo aspetto, per non rischiare di trovarsi in difficoltà.

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