Dopo aver gareggiato, dal mio esordio nel 2014, in 10 gare di triathlon tra Olimpici e Sprint, quest’anno ho voluto provare una gara internazionale.

Per me e la mia famiglia, le gare sono spesso un’occasione per una gita o una breve vacanza: per questo motivo, scegliamo insieme le gare anche in base alle località che più ci piacciono.

Questa primavera, nell’annuale pianificazione del calendario gare, ci siamo innamorati del 5150 Zürich Olympic Triathlon, la gara di contorno della tappa di Zurigo del circuito Ironman, in calendario il 18 Luglio 2015.

Abbiamo così organizzato di trascorrere un weekend in Svizzera, abbinando alla gara una visita alla città di Zurigo e, al ritorno, al Villaggio di Heidi, per la gioia della nostra bimba Chiara (ed è piaciuto moltissimo anche a noi!)

Un’organizzazione di un livello superiore

Devo fare una premessa doverosa: la quota di iscrizione a questa gara costa il triplo delle gare di triathlon italiane. Questo dato credo sia sufficiente a far capire che non sarebbe corretto un confronto diretto tra i servizi offerti dalle gare a cui ho partecipato finora, e quello che offre un’organizzazione come la WTC (World Triathlon Corporation), organizatore del circuito Ironman.

L‘esperienza che ho vissuto nel villaggio Ironman è stata straordinaria e molto gratificante, anche se forse in parte influenzata dalla suggestione di essere immerso in un evento prestigiosissimo.

Il villaggio è organizzato molto bene, con tendoni e gazebo per la registrazione, il ritiro pettorali e pacchi gara, un ricchissimo negozio di gadget, ristoranti, chioschi e innumerevoli stand di espositori. Le aree dedicate alla zona cambio, alle transizioni, alla partenza e arrivo, erano molto ampie e comode, ed i relativi percorsi erano perfettamente segnalati.

Vedere la linea del traguardo, con il tappeto rosso, le tribune e l’arco, sono emozione pura: impossibile resistere alla tentazione di sognare di attraversarlo in trionfo, di lì a poche ore!

Il traguardo (all'arrivo della gara Sprint)

Il traguardo (all’arrivo della gara Sprint)

Tante differenze

Partecipando a questo evento ho notato molte differenze rispetto alle gare italiane a cui ho partecipato finora, sia nell’organizzazione e nel regolamento, sia nei partecipanti:

  • In zona cambio è consentito conservare il proprio materiale in una borsa posizionata accanto alla bici: questo si è rivelato utile (per chi lo sapeva) perché appena un’ora prima della partenza, quando il materiale era già posizionato, si è scatenato un forte temporale, che ha naturalmente bagnato le scarpe e le calze di chi – come me – le aveva lasciate all’aperto;
  • Non ci sono di fatto regole sull’abbigliamento (mentre il regolamento FITri prescrive l’uso del body intero); ho visto di tutto tra i partecipanti: nuotatori in bermuda hawaiani, ciclisti in tuta, podisti che indossavano polo Lacoste…
  • La frazione ciclistica era senza scia (no draft), quindi per le bici non ci sono state restrizioni nell’uso di bici da cronometro e con prolunghe aerodinamiche. Anche se alcuni ciclisti crono-dotati venivano regolarmente superati da altri che hanno partecipato con delle pesanti mountain bike o con bici da corsa degne dell’Eroica (la gara per bici d’epoca);
  • Mentre in Italia il livello degli atleti che partecipano a gare di triathlon è abbastanza omogeneo (e medio-alto), a Zurigo ho visto partecipare con piacere persone di tutti i livelli: osservando la forma fisica, l’età e l’attrezzatura improvvisata, si capiva che molti erano evidentemente alla prima esperienza.

Una gara (e un pubblico) davvero speciali

Ho spesso sentito dire che il pubblico, in Svizzera, Germania e Austria, è molto partecipe alle gare: ma provarlo di persona è qualcosa che ti lascia senza parole.

Il tifo del pubblico, le energiche incitazioni da parte di perfetti sconosciuti, file infinite di tifosi… sono qualcosa che davvero ti mette le ali ai piedi, qualunque sia il tuo livello o le tue energie in quel momento. Non ho mai visto così tanto pubblico sia in zona cambio, sia lungo il percorso del ciclismo, in particolare in cima alla salita denominata “Heart Break Hill“, sia lungo tutto il bel percorso podistico che attraversava parchi e lungolago.

L'uscita della frazione di nuoto

L’uscita della frazione di nuoto

Questa gara rappresentava per me, oltre che naturalmente una grande festa, un momento di prova, dopo l’incidente stradale che ho avuto a Maggio e che mi ha compromesso la preparazione della stagione agonistica (tanto da costringermi al ritiro nell’Olimpico di Bardolino).

La prestazione non era quindi – come quasi sempre per me – una priorità. Il mio sogno, che per fortuna si è realizzato, era di stare bene e di godermi a pieno la partecipazione a questa gara speciale, soprattutto stavolta che Elena e Chiara erano venute a vedermi e a fare il tifo. Dal punto di vista fisico, speravo soprattutto di non soffrire in bici (e per questo confidavo nel percorso non difficile) e di riuscire a correre regolarmente nell’ultima frazione.

La mia gara

La frazione di nuoto, con partenza da una spiaggia e arrivo circa 1 km più a sud in zona cambio, è andata molto bene: acqua trasparente e calda, circa 25°C, tanto che la muta è stata vietata. Nuotatori tranquilli e nessuna battaglia subacquea.

La frazione di ciclismo, come accennato prima, era facile: tre giri di andata e ritorno sul lungolago, percorso piatto e veloce (media sui 36 km/h costanti) con solo una salita per giro, in corrispondenza del giro di boa, la cosiddetta “Heart Break Hill“, un chilometro all’8% di pendenza: un tratto lento, ma abbastanza breve, tutto da godere spalla a spalla con gli altri ciclisti e attorniati da un tifo caloroso. In cima alla collina c’era un punto di ristoro con acqua, sali e gel, e immediatamente dopo una velocissima discesa molto scorrevole che ho percorso a oltre 50 km/h.

Durante la frazione di ciclismo sono stato bene, riuscivo a spingere – pur senza forzare – e vedere velocità medie elevate mi ha dato la carica. Ad ogni passaggio davanti alla zona cambio cercavo con lo sguardo Elena e Chiara e le chiamavo a gran voce.

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Tre momenti del Triathlon Olimpico di Zurigo

Quando sono arrivato all’ultima frazione, quella di podismo, stavo davvero bene, ero entusiasta ed ottimista. Ma l’impatto con il primo chilometro ha smorzato il mio entusiasmo: l’uscita dalla zona cambio, infatti, segue un percorso tortuoso su sterrato, passerelle pedonali, un ponte e un sottopassaggio: insomma, il modo migliore di sfidare le gambe dopo aver pedalato per 40 km.

Subito ho sentito le gambe pesanti e i muscoli contratti: ho deciso di fermarmi qualche secondo e fare stretching; in quegli istanti, alcune persone del pubblico e altri atleti di passaggio si sono preoccupati, temendo forse che avessi i crampi, e si sono avvicinati per chiedermi se stavo bene e se avevo bisogno di aiuto. Una gentilezza che non mi aspettavo. Sono subito ripartito e, fortunatamente, questo piccolo pit-stop mi ha sbloccato le gambe e ho potuto correre decentemente, anche se con un modesto passo di 5’/km.

Non mi importava molto di non essere veloce, mentre ero distratto dalla bellezza dei posti che attraversavo: lungolago e parchi cittadini sono il modo più piacevole per non pensare alla fatica. Comunque, dal sesto chilometro le gambe si sono risvegliate, e da quel punto ho avuto la sensazione di correre più leggero.

Da quel momento al traguardo, il tempo è volato e, mentre mi avvicinavo all’arco dell’arrivo, ho ripensato alla promessa fatta con Elena e Chiara prima della partenza: ci saremmo trovati sul rettilineo finale e, dalla tribuna, Chiara sarebbe scesa per correre con me gli ultimi metri. Neanche il tempo di immaginare questa bellissima scena, che pochi istanti dopo si è avverata. Rivedere la nostra espressione di gioia in questa immagini è per me davvero emozionante!

L'arrivo al traguardo con Chiara

L’arrivo al traguardo con Chiara al Triathlon Olimpico di Zurigo

Dopo il traguardo, altre attenzioni molto gradite: la copertina termica (anche se siamo in estate, faceva fresco), la maglia e la medaglia e, addirittura, un boccale di birra offerto a tutti i finisher!

Arrivederci, Svizzera

Tutta l’esperienza a Zurigo è stata molto positiva: la città è davvero bella, tra giardini e edifici storici, e l’organizzazione di WTC mi è piaciuta molto, mi ha fatto sempre sentire a mio agio.

Dato che per l’anno prossimo c’è il sogno nel cassetto di un Mezzo Ironman… il candidato n°1 è sicuramente Ironman 70.3 Switzerland a Rapperswil-Jona!

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